Il paesaggio della valle d’Itria è particolarmente singolare e riconoscibile e rappresenta l’esito di una sapiente integrazione tra le componenti antropiche, naturali e fisiche. Le attività dell’uomo (agricole e insediative) si sono adattate alla struttura e forma dei luoghi, assecondando le asperità del suolo carsico e utilizzandone al meglio le opportunità, contribuendo a costruire quella che Cesare Brandi chiama “una campagna pianificata come una città”.

Il paesaggio agrario corrispondente è caratterizzato da colture legnose, prevalentemente olivi e viti, ma anche mandorli e altre piante da frutta, che si alternano ai seminativi asciutti, alle zone incolte o a pascolo, alle macchie cespugliate, o boscate più o meno dense (fragno, leccio e roverella) e a zone di roccia nuda affiorante, associata o meno a vegetazione arbustiva.

La fitta trama agraria è caratterizzata da campi, generalmente di piccole dimensioni, intervallati da più ampi appezzamenti, spesso incolti o boscati; le cui giaciture, adattandosi alla morfologia del terreno, sono ora regolari e uniformi (sui pianori o lungo i tratti di strada rettilinei), ora irregolari e frammentati (sui pendii o in presenza di rocce affioranti). Una fitta rete di muretti a secco sottolinea il disegno di questa trama minuta.

La struttura insediativa è caratterizzata da un sistema isotropo di centri posti al vertice di una raggiera di strade principali che li collegano tra di loro e con gli altri centri esterni all’ambito, e che funge da intelaiatura del sistema stradale minore, costituito a sua volta da fitte ramificazioni radiali lungo le quali si addensano i trulli.

Ne deriva un paesaggio densamente abitato e strutturato che si sviluppa su un territorio lievemente ondulato in cui si alternano avvallamenti e colline, poggi e saliscendi carsici.

I centri urbani di Noci, Alberobello, Martina Franca, Locorotondo e Cisternino, si dispongono su un sistema di alture a corona di una depressione allungata sulla quale si affacciano con terrazze e belvedere naturali.

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